Cosi' principia uno scritto di
Adolf Woefli, disegnatore ossessivo, scrittore sonoro e musicista che soffia in una trombetta ricavata da un foglio di carta arrotolato a imbuto seguendo uno spartito che taglia come un'autostrada il disegno appena "finito".
Chiuso nella sua cella, isolato dagli altri pazienti perchè violento, non è la prima volta che si scaglia contro qualcuno che, a suo dire, disturba il suo lavoro, anche solo tossendo.
Un flusso continuo di voci gli suggerisce quello che deve disegnare, se interrotto gli tocca di principiare tutto da capo.

E' rinchiuso presso l'istituto psichiatrico di Waldau, in Svizzera, non la smette di molestare ragazzine, una di loro ha appena sei anni e urla quando Adolf gli solleva il vestito. Accorrono alcune persone, la bambina piange, s'è presa un bello spavento, anche Woelfi piange, implora perdono a Dio e agli uomini , si dice malato, sembra sincero.
Prima la galera poi il manicomio, dove trascorre trentacinque anni, molti dei quali trascrivendo la mappa delle sue visioni che a guardarla adesso sembra piu' vera dell' atlante per dettagli e descrizioni.

Nella breve autobiografia scritta in manicomio racconta la sua miserabile vita, i maltrattamenti, l' isolamento fa emergere i ricordi, anche quelli piu' schifosi.
Gli piace disegnare, la carta e le matite colorate gliele passa il dottor Morgenthaler, il direttore dell' istituto psichiatrico. Si è accorto che quando disegna Woefli è piu' tranquillo, basta non disturbarlo altrimenti da' di testa.
I suoi disegni hanno giá una loro forma ben definita, non c'è un'evoluzione, nascono compiuti.

Morgenthaler è un uomo intelligente, asseconda il suo caso speciale, ci vede del genio, non ne capitano molti da quelle parti, arriverà a concedergli una stanzetta tutta per se dove portare avanti la sua opera monumentale in tutta tranquillità.
Adolf smette di disegnare solo per mangiare e dormire, la sua cella manda cattivo odore, il secchio degli escrementi è pieno, gli infermieri si lamentano, anche qualche paziente.
E' costretto ad interrompere la sua marcia, impreca col secchio in mano, la merda non ha mai ucciso nessuno.
Non sopporta nemmeno il ruvido dei vestiti, rimane a torso nudo coi pantaloni arrotolati al polpaccio, anche a dicembre.
Morgenthaler gli gioca piccoli scherzi, esperimenti li chiama lui, una volta prova a interromperlo mentre disegna, gli offre in cambio della sua attenzione delle matite colorate nuove. Wolfli rifiuta, preferisce continuare quello che sta facendo, anche con dei mozziconi pur di non smettere, al diavolo le matite!
A Losanna c'è il
museo di Art Brut, la collezione che ospita è un regalo di Debuffet, un omaggio alla Svizzera, un dispetto alla Francia che l'aveva snobbato.
C'è anche un armadio del dottor Morgenthaler decorato da Wolfi.

Anche
Antonio Ligabue è Svizzero, anche lui ogni tanto da' di matto. Morta la madre viene tradotto in Italia perchè ci vive ancora il padre.
Invece delle matite colorate dipinge con i colori che gli passa il pittore
Mazzacurati. Foreste tropicali, enormi ragni neri, gatti mannari, autoritratti con il naso e la tempia sanguinanti, i paesaggi svizzeri della sua infanzia, le casette dai tetti aguzzi, le vacche.
Non crede in Dio ma non esclude che esistano gli extraterrestri, magari con delle enormi croci piantate in testa e le mascherine da zorro, proprio come nei disegni di Adolf Woefli.
Si conoscono senza mai essersi incontrati.



Pensavo a una storia, il seguito di
Bestiario Padano. Un'altro progetto nel frigo.
--------------------------------------------
Ps: da oggi ho un nuovo amante,
lui.--------------------------------------------
PsPs: annateve avvedè quanno l'arte se fasceva da piccoli, su
ciucci: i miei primi plaggi d'autore, mica 'ste cose intellettuali de adesso.
